Simone Santarelli dal 1992
Perché io · perché un atleta

Non sei un numero. Sei un atleta che può crescere.

Le statistiche Ti dicono cosa hai fatto. Non Ti dicono chi puoi diventare. Io lavoro su questo, da quando di mental coach non parlava nessuno.

In breve
  • Simone Santarelli fa il mental coach dagli inizi degli anni '90 (attività dal 1992), quando nello sport di mente non si parlava e chi lo faceva veniva bandito.
  • La sua convinzione: le statistiche di rendimento non fanno crescere un atleta. Lo fa la persona che impara a sfruttare se stessa, con una guida che sa vederla.
  • Gli studi indipendenti confermano che allenare la mente funziona: in media l'atleta allenato mentalmente supera 72 atleti su 100 che non lo fanno.
  • Lavora con atleti, artisti, manager e aziende: online su Zoom, sul campo e in gara.
Perché io

Un dono, prima ancora che un mestiere.

Ho iniziato all'inizio degli anni '90, e in realtà anche prima. Allora la parola «mental coach» non esisteva. Nello sport si allenavano il fisico, la tecnica, la tattica. La testa no.

Chi diceva che la mente conta quanto le gambe veniva guardato con sospetto. A volte veniva messo alla porta, bandito dagli spogliatoi e dai campi. Io lo dicevo lo stesso, perché lo vedevo.

Non l'ho imparato su un libro. Lo studio e la P.N.L. sono arrivati dopo e mi hanno dato gli strumenti. Il punto di partenza è un dono: sentire dove un atleta si blocca, spesso prima che riesca a dirlo lui stesso, e capire come farlo ripartire usando le sue risorse.

Parlo per immagini. Un ghepardo, un barattolo, un cartellino: un atleta capisce in un secondo quello che una spiegazione non gli farebbe capire in un'ora.

Oggi tutti parlano di mental coach. Io lo faccio da 34 anni, da quando farlo era un rischio.

  1. Prima del 1992L'intuizione: la differenza tra due atleti spesso non è nel fisico, è nella testa.
  2. 1992Inizio l'attività di studio e coaching del potenziale fisico e mentale.
  3. Anni '90Il mental coach non esiste. Chi parla di mente nello sport viene osteggiato, a volte bandito.
  4. OggiL'allenamento mentale è riconosciuto. Io porto 34 anni di esperienza sul campo.
Il contrasto

Statistiche di rendimento o crescita della persona?

Io non credo che le statistiche facciano migliorare un atleta. Spesso fanno danno. Un atleta cresce quando impara a sfruttare se stesso, con accanto qualcuno che sa vederlo.

Le statistiche di rendimento

Ti trasformano in un dato

  • Misurano solo ciò che è già successo.
  • Ti confrontano con gli altri, giorno dopo giorno.
  • Spostano l'attenzione dal gesto al numero.
  • Un valore basso diventa una sentenza.
  • Ti insegnano a fidarti dello schermo più che di Te.
La crescita che parte da Te

Ti tratta da persona

  • Guarda chi sei e cosa puoi diventare.
  • Ti confronta con Te stesso, non con una classifica.
  • Riporta l'attenzione su sensazioni, fiducia e gesto.
  • Un errore diventa un punto da cui ripartire.
  • Ti insegna a usare le Tue risorse, anche in gara.
Lo conferma la ricerca

Fissazione sui dati e pressione del confronto

Uno studio pubblicato nel 2024 su atleti di triathlon e ciclismo che si monitorano con orologi e app ha individuato 16 fonti di stress legate ai dati. Le più citate dagli atleti: la fissazione sui numeri e la pressione del confronto con gli altri.

Werner e Bischof, Frontiers in Sports and Active Living, 2024

Lo dice anche chi allena campioni

Il numero prende il posto delle sensazioni

Un preparatore che lavora con atleti d'élite racconta di vietare i dispositivi di monitoraggio in gara: il punteggio del mattino decide come l'atleta si sente prima ancora che ascolti il proprio corpo, e un valore basso diventa una preoccupazione.

Sam Neame, Men's Journal, marzo 2026

Perché a volte non funziona

Il ghepardo non ha un dottore che lo studia, eppure corre più veloce di tutti.

Simone Santarelli
Cosa invece fa crescere

Allenare la mente: cosa dicono gli studi indipendenti

Ricercatori indipendenti hanno messo insieme decine di studi e confrontato atleti che hanno allenato la mente con atleti che non l'hanno fatto. Scegli una tecnica per vedere la differenza.

Senza allenamento mentale 50su 100

Su 100 atleti che non allenano la mente, l'atleta medio è più bravo della metà.

Con allenamento mentale 72su 100

L'atleta medio che ha allenato la mente ha fatto meglio di 72 atleti su 100 del gruppo senza allenamento.

Interventi mentali per la prestazione sportiva35 studi, 997 atleti. Brown e Fletcher, Sports Medicine, 2017.
Cosa è stato allenatoAtleti superati su 100Studio indipendente
Allenamento mentale in generaleA fine percorso72Brown e Fletcher, Sports Medicine 201735 studi, 997 atleti
Stesso allenamento, misurato dopoDa 1 a 4 settimane più tardi88Brown e Fletcher, Sports Medicine 20178 studi, 189 atleti: dato promettente ma su pochi studi
Percorsi completi di abilità mentaliPiù tecniche insieme80Reinebo e colleghi, Sports Medicine 2024Revisione di 111 studi
Visualizzazione69Liu e colleghi, Behavioral Sciences 202586 studi, 3.593 atleti
Dialogo interiore68Hatzigeorgiadis e colleghi, 201132 studi; confermato nel 2023 su 34 studi
Fiducia, coesione, consapevolezzaFattori mentali positivi69Lochbaum e colleghi, PLOS ONE 2022Revisione di 30 meta-analisi

Come leggere questi numeri

Sono medie su molti studi e ogni atleta è diverso: nessuno può promettere un risultato. Alcuni studi hanno campioni piccoli, e alcuni autori segnalano che l'effetto si riduce considerando solo le ricerche più rigorose. Il dato «su 100» è la nostra traduzione in parole semplici dell'effetto riportato da ogni studio. Il messaggio resta questo: la mente si allena, come il fisico.

Perché un atleta

Le domande che ogni atleta si fa

Se Ti riconosci in una di queste, la risposta non è in un numero.

Perché in allenamento rendo e in gara no?

Il corpo è lo stesso, cambia quello che succede nella testa: pressione, aspettative, paura di sbagliare. Allenare la mente Ti permette di portare in gara la lucidità che hai in allenamento.

Perché un errore mi condiziona per tutta la partita?

Perché la mente resta sull'errore invece di tornare al gesto successivo. Ripartire dopo uno sbaglio si impara.

Perché la pressione di allenatore, genitori o pubblico mi blocca?

Quando giochi per non deludere qualcuno, l'attenzione va su cosa pensano gli altri. Insieme la riportiamo su ciò che dipende da Te.

Perché dopo un infortunio o una sconfitta non mi fido più di me?

Il fisico guarisce prima della fiducia. La fiducia si ricostruisce un passo alla volta, partendo dalle Tue risorse.

Perché guardo i miei dati e mi sento peggio?

Perché un numero Ti giudica senza conoscerTi. Ti aiuto a tornare ad ascoltare Te stesso: sensazioni, energia, fiducia.

Perché mi alleno tanto e i risultati non arrivano?

Spesso il limite non è fisico né tecnico. Se alleni solo il corpo, lasci fuori metà del lavoro.

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